Racconto di Giulio Sacchetti

                                                                    

LA FERROVIA IERI, OGGI E DOMANI di Giulio Sacchetti

Premio internazionale di letteratura Città di Arce 2016

Sezione “racconto breve”- Menzione d’onore

“L’autore racconta le sue vicissitudini relative alla ferrovia Roccasecca-Avezzano. Personaggi, atmosfere, emozioni di un passato non molto lontano, sotto forma di quadri di memoria”.

 

Costantino, vecchio macchinista delle Ferrovie Statali, che aveva prestato servizio sulla linea ferroviaria Roccasecca-Avezzano, una mattina, con il primo treno utile, parte dalla stazione di Arce per raggiungere Roma. Poco dopo la fermata di Colfelice il convoglio si arresta per un guasto improvviso. Passerà diverso tempo prima che una locomotore di riserva, partito dal deposito di Cassino, raggiunga il treno in avaria per rimorchiarlo fino alla stazione di Roccasecca, consentendo, così, ai passeggeri, di partire per le loro destinazioni.

 

“Dopo molti anni di servizio prestato come macchinista – dice irritato Costantino ad un altro viaggiatore – ho sempre sperato di trovare miglioramenti concreti nelle prestazioni delle ferrovie ma, con molto disappunto, debbo constatare che le cose sono andate sempre peggiorando”.

 

Lo sguardo interessato del passeggero induce Costantino a continuare. “Ricordo un episodio, in particolare; un giorno, poco prima della galleria di Capistrello (su questa stessa tratta) il treno che conducevo si arrestò per un’avaria inaspettata. In passato – precisa – noi macchinisti, prima di salire su una locomotiva, dovevamo avere la qualifica di meccanico ed aver esercitato la relativa professione nell’officina del deposito; ciò ci permetteva di eseguire le riparazioni, per guasti imprevisti, anche lungo la linea e, per farlo, ci arrangiavamo alla meglio, con i pochi attrezzi in dotazione e con materiale di fortuna, trovato anche nei campi che stavano vicino ai binari. Questo tipo di preparazione mi ha consentito di riparare tempestivamente il guasto della locomotiva e di riprendere la marcia senza perdere troppo tempo”.

 

“Oggi questo non si fa più – esclama l’attento viaggiatore – spesso, come è successo questa mattina, a fronte di un guasto, si deve attendere una nuova motrice per portare il treno in panne alla prima stazione che può ospitarlo”.

 

“Ai miei tempi – ribadisce con convinzione Costantino – il macchinista viveva per il suo locomotore; gliene veniva affidato uno e il servizio lo effettuava solo con quello. Persino quando svolgeva il turno di riposo si doveva recare al Deposito Locomotive per controllare a dovere se tutto era a posto e, soprattutto, se le riparazioni che erano state richieste attraverso il registro di bordo erano state davvero eseguite. In pratica prima si pensava alla locomotiva e dopo a se stessi ed alla propria famiglia. Il lavoro nelle stazioni, in passato, era enorme; si dovevano controllare i treni in transito, quelli che terminavano la corsa e quelli che dovevano partire. Erano proprio tante le manovre da effettuare; in particolare, nelle stazioni dove si doveva passare dallo scartamento ridotto a quello ordinario[1], si trasbordava persino la merce da un carro all’altro”.

“Ha proprio ragione – sottolinea consapevole l’altro passeggero – attualmente la vita del macchinista è molto meno complicata; quando si verifica un guasto difficilmente si sa ripararlo e si chiamano i soccorsi”.

“In questo modo – evidenzia Costantino – il macchinista lavora di meno e i passeggeri sono più disagiati”.

“Certamente – rincara il passeggero – possiamo ben dirlo; da un lato ci sono treni lenti, vecchi e con ridotto confort, e, dall’altro, quelli veloci e sempre più accoglienti. Così l’Italia appare divisa tra convogli regionali, più o meno rapidi, da una parte, i quali, oltre a non essere stati da tempo rinnovati, hanno subito consistenti tagli sugli investimenti, e quelli ad alta velocità che hanno fatto registrare un considerevole aumento dell’offerta. Di conseguenza, una categoria di passeggeri deve sopportare enormi disagi e un’altra gode di immensi benefici. Non dico che si dovrebbe prevedere una fermata del treno ad alta velocità in ogni stazione, ma, almeno, i treni regionali ed interregionali dovrebbero essere più accoglienti e arrivare con più puntualità a destinazione”.

“In questi ultimi tempi – replica con enfasi Costantino – in alcune regioni del Sud, spostarsi con un treno locale è sempre più un’avventura. Prendiamo, ad esempio, la ferrovia su cui stiamo viaggiando. È triste ricordarlo, nel passato questa tratta era un’importante via di comunicazione tra il Basso Lazio e l’Abruzzo, oggi non ha più nemmeno le stazioni presidiate. La stazione di Arce, per esempio, inaugurata nel 1884, rimase capolinea per circa sette anni; poi, quando la ferrovia venne prolungata fino a Sora, Arce rimase una stazione, solo presidiata, per merci e passeggeri. Nel 1894, inoltre, dalla stazione di Arce venne anche attivato un ulteriore raccordo ferroviario, esclusivamente adibito al trasporto delle merci prodotte nel vicino Polverificio di Fontana Liri. Dalla sua realizzazione la stazione di Arce rimase fortemente attiva fino a quando, nel 1944, le truppe tedesche in ritirata la distrussero. Ricostruita nel periodo post-bellico, la stazione ha continuato il suo ininterrotto servizio fin quando, nel 1995, non è stata definitivamente soppressa”.

 

“È proprio vero – osserva convinto l’altro passeggero – inizialmente un treno a vapore assicurava al meglio il trasporto dei viaggiatori nel nostro Paese, anche nei piccoli centri dell’entroterra regionale. La sua velocità, paradossalmente, era adeguata allo scopo. Nel corso del tempo, però, essendo stato potenziato più il trasporto su gomma e meno quello su rotaie, le stazioni come quella di Arce, ad esempio, hanno perso tutto il loro prestigio. Oggi possiamo pretendere che un locomotore moderno (magari alimentato elettricamente) possa servire anche la tratta Roccasecca-Avezzano? Possiamo esigere che anche le vetture di questa linea rispettino un adeguato standard di confort? Soprattutto, possiamo reclamare il salvataggio di questa ferrovia, riservando ad essa un ruolo ben definito nel contesto territoriale, per servire al meglio i viaggiatori e, soprattutto, rendere il servizio più efficiente ed efficace?”.

“Io credo proprio di si – annuisce Costantino – infatti, tempo fa, collegandomi a wikipedia, su internet, ho appreso che dopo l’abbandono del progetto di elettrificazione della linea, per le elevate pendenze esistenti nel territorio abruzzese, è stata avanzata una proposta per realizzare una nuova linea ferroviaria che da Arce, attraverso i comuni di Strangolagalli e Pofi, si dovrà innestare sulla tratta Roma-Napoli via Cassino, per consentire un collegamento più veloce tra i paesi dell’alta valle del Liri e Roma, evitando lo scalo di Roccasecca”.

“Una cosa avveniristica; vorrei tanto crederci – commenta dubbioso l’altro viaggiatore – speriamo che lo facciano veramente, poiché, in questo modo, i passeggeri che utilizzassero questa ferrovia potrebbero proiettarsi verso nuovi futuri, libertà sconosciute e progresso”.

“Dovremmo crederci davvero – dice convinto Costantino – perché oggi, in questo territorio, anche il treno potrebbe diventare un motore per la trasformazione economica, consentendo di accorciare sempre di più i tempi di percorrenza delle distanze e rendendo più competitivo il trasporto dei passeggeri e delle merci. E proprio in questa direzione va l’interrogazione che, ultimamente, alcuni parlamentari ciociari hanno presentato al ministro delle Infrastrutture, per consentire ai treni locali di poter viaggiare sulla linea ad alta velocità, nelle fasce orarie libere, sfruttando l’esistente interconnessione della linea ad alta velocità con quella ordinaria, nella stazione ferroviaria di Sgurgola ”.

“Sì, sì – annuisce persuaso il passeggero – un importante fattore, per decongestionare il traffico ferroviario nella periferia di Roma, riducendo i tempi di percorrenza delle distanze”.

“Infatti – puntualizza ancora più sicuro Costantino – negli ultimi anni la ferrovia ha conquistato il centro del dibattito (soprattutto per i problemi legati alla realizzazione dei vari corridoi di collegamento con l’Europa)”.

“Per la verità – riconosce l’altro – nel passato non c’era mai stato un interesse così forte e se oggi si punta a rafforzare tale tecnologia è proprio perché la ferrovia rappresenta il presupposto primario per assicurare un maggiore sviluppo economico del territorio”.

“Difatti, nella prospettiva futura – chiarisce Costantino – la ferrovia si presenta come un’infrastruttura necessaria per garantire non solo sviluppo economico ma accrescimento delle relazioni sociali, culturali e politiche tra i popoli; per permettere ciò, comunque, si dovrebbe fare un po’ come si fece dopo l’unità d’Italia, quando si mise mano alla riorganizzazione di un sistema ferroviario disorganico e non uniformemente collegato tra le maggiori realtà regionali”.

“Vuole forse dire che in Italia stiamo all’anno zero – chiede perplesso il compagno di viaggio a Costantino –?”.

“Certamente no – risponde Costantino – ma, tuttavia, dobbiamo fare ugualmente ogni sforzo per collegarci con le grandi realtà europee. Considerando che le risorse utilizzate, per rendere più moderna la nostra rete ferroviaria, dovrebbero rappresentare un investimento strategico per liberare i vari stati ed i loro abitanti dai vincoli dello spazio e del tempo. Poiché, infatti, lo sviluppo del trasporto ferroviario ridurrà sempre di più non solo le distanze tra i luoghi attraversati ma consentirà anche una maggiore libertà di movimento per gli esseri umani e le merci”.

Dopo quasi tre ore di attesa, quando arriva la locomotiva di soccorso, il dialogo tra Costantino e l’altro passeggero si interrompe e l’attenzione si sposta sulle operazioni di aggancio e di traino. Da questo momento in poi l’unico pensiero sarà quello di capire se si riuscirà ad arrivare a Roccasecca in tempo per prendere almeno il treno per Roma delle ore 10,44.

Finalmente, effettuate tutte le previste manovre, si riparte e si giunge allo scalo di Roccasecca alle 10,00 in punto. I passeggeri possono, così, avere il tempo per rifocillarsi un po’ al bar della stazione. Poi, mentre sono in attesa sulla panchina del binario di partenza, un annuncio: “Si avvisano i signori viaggiatori che il treno regionale numero 7542, delle ore 10,44, proveniente da Cassino e diretto a Roma, viaggia con circa 30 minuti di ritardo”.

Costantino, incrociando lo sguardo del passeggero con cui aveva dialogato durante la fermata di emergenza, con forte disappunto, esclama: “Ecco, dopo il danno anche la beffa; mettiamoci l’anima in pace, le cose, nelle Ferrovie Statali, difficilmente cambieranno, noi saremo sempre succubi dell’inefficienza del sistema e non potremo mai godere di quella libertà che il treno, sin dalla sua creazione, ci ha donato”.

 

[1] Nello scartamento ridotto la distanza tra le rotaie è di 950 mm, mentre in quello ordinario è di 1435 mm.

 

Giulio Sacchetti